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Comunicare in modo vincente: Mahatma Ghandi insegna



La vita di Mahatma Gandhi è piena di storie e di aneddoti sul confronto con gli altri che racchiudono una grande dose di saggezza. Ha vissuto una vita epica durante la quale è passato dall' essere un avvocato piuttosto infruttuoso a divenire un insolito leader di massa che ha elettrificato i suoi seguaci a un punto tale in cui molti erano disposti a morire per la causa della libertà e provocando anche tanta rabbia in altri che hanno cospirato la sua uccisione. Quando Gandhi venne assassinato il 30 gennaio 1948 da un fanatico con tre colpi di pistola, Albert Einstein, una delle più grandi menti del suo tempo, disse: "Generazioni a venire difficilmente crederanno che un tale in carne e ossa con la sua mente abbia camminato su questa terra". La trasformazione di Gandhi da avvocato a leader iniziò in Sudafrica, dove si era recato per una consulenza legale per un uomo d'affari indiano. Lì ricevette una scortese lezione sul razzismo quando fu messo fuori da un compartimento ferroviario di prima classe causa il colore della sua pelle. Quell'esperienza lo ha guarito dalla convinzione che la sua educazione britannica avesse fatto la differenza per il suo status razziale. Ma rimase un ammiratore della Gran Bretagna e dei suoi modi.


Di fatto, quest’uomo diventò famoso e passò alla storia per essere stato il primo a parlare di una “guerra” non violenta.


Si racconta, ad esempio, che una volta si sedette a tavola accanto ad un professore dell’Università di Londra. Il professore gli disse: “Sai che un maiale e un uccello non possono mangiare assieme?”. Gandhi si alzò e disse: “Non si preoccupi professore, io volo via”.


Gandhi quasi sempre riusciva a cavarsela nelle discussioni. Lo faceva con tale grazia ed intelligenza da lasciare sempre il segno. Più che vincere il dibattito, voleva impartire una lezione estrapolandola dalla situazione in questione. La sua affermazione: "La mia vita è il mio messaggio" lo riassume in modo appropriato.

Quindi, che ne dite di seguire i consigli di Gandhi per trionfare in una discussione?


1. Non essere egoisti ed argomentare in maniera costruttiva


Secondo Gandhi, un problema deve essere osservato da tutti i punti di vista, anche quelli dell’avversario con cui ti interfacci. Seguendo questo principio, dopo aver distrutto il monopolio dell’industria tessile inglese, si presentò in ogni fabbrica per scusarsi per i licenziamenti che aveva causato.


Si distinse anche per il fatto di approfondire sempre ogni argomento. Non si limitava ad avere una visione superficiale del mondo. Leggeva, studiava, consultava. Tutto questo gli permetteva di elaborare un’opinione solida su qualsiasi tema. Senza dubbio, questo è un ottimo suggerimento per affrontare qualsiasi dibattito.



2. Allenare la forza fisica e la pazienza


Gandhi pensava che la forza del corpo contribuisse in maniera decisiva a potenziare anche la mente. Godeva di una buona forma fisica, il che gli permise di affrontare e superare momenti difficili con una capacità di guarigione sorprendente.


L’allenamento del corpo apporta temperamento, consolidamento della forza di volontà ed autocontrollo.

La pazienza, invece, è l’allenamento della mente.


Gandhi diceva che un muro si costruisce mattone dopo mattone. E ogni pezzo va aggiunto in un preciso momento.

La pazienza è una caratteristica propria delle menti più forti. Non cedere all’impulsività è essenziale se si vuole avere successo, soprattutto in una discussione.



3. Essere empatici con gli altri, comprendere le loro emozioni.


Gandhi predicò idee dalla portata universale. I suoi principi non erano il frutto di una visione di parte, anzi, tutto l’opposto.

Le sue idee e la sua lotta riguardavano l’umanità intera. La sua dottrina coinvolgeva prima di tutto il suo popolo, ma si ispirava a valori universali.


Il leader Gandhi riservava un posto speciale alle emozioni. La sua dottrina non era prettamente ideologica.

Cercava di comprendere la posizione dei suoi avversari e teneva conto di cosa potessero provare, sentire. Per questo motivo, centinaia di migliaia di persone l’hanno seguito ed ammirato pur non condividendo la sua causa. Vincere un confronto non significa necessariamente annullare l’avversario.


4. Usare un linguaggio semplice ed essere trasparenti


La semplicità del discorso è un elemento che caratterizza tutti i grandi leader. Non parlano per ricevere ammirazione, ma per essere compresi.

E il modo migliore per farsi capire è utilizzare un linguaggio semplice che chiunque possa intendere.

Si chiamerebbe populismo se dietro ci fossero interessi nascosti. Tuttavia, se le parole semplici non nascondono verità occulte, arrivano al cuore delle persone.



Un discorso vero e genuino ha grande potere di persuasione e suscita anche grande rispetto.

Una discussione verbale si vince in questo modo: con argomenti profondi, espressi in modo semplice e senza menzogne.


5. Diventare autosufficienti e perseverare


Gandhi si impegnò a procurarsi da solo il sale, a confezionarsi i vestiti e realizzare altri oggetti di uso quotidiano. Fece dell’autosufficienza un modo per costruirsi la sua libertà.


Sapeva che i legami di dipendenza si basavano non tanto sui grandi fatti, ma sulle piccole cose. E attaccò il male alla radice.


Il leader Gandhi impiegò 55 anni affinché l’India ottenesse l’indipendenza, il suo più grande sogno. Lo fece a modo suo: senza ricorrere alla violenza.

Affrontò migliaia di difficoltà prima di riuscirci. Difficoltà di qualsiasi genere, anche conflitti con se stesso.


In fondo, sapeva che la perseveranza è la chiave che apre qualsiasi porta e che consente di raggiungere il successo.


Tutti gli insegnamenti di Gandhi ci hanno lasciato grandi valori umani. Il successo di Gandhi fu un trionfo dello spirito e per questo lasciò il segno.


Il suo più grande insegnamento è che si può vincere un confronto senza annullare l’avversario. In questo modo, non c’è sconfitta, è una via sicura in cui vincono tutti, anche se non è quello che vorrebbero.


«Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre.» Mahatma Ghandi


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